Si è parte realmente di un luogo
quando si ha la magica necessità
di estraniarsene.

Si è parte realmente di un luogo
quando si ha la magica necessità
di estraniarsene.



Non so bene che cosa capiti.
Per quale gioco d’insicurezza si srotoli quel filo, spesso dimenticato, e ci si allacci un po’a tutto.
E si cerca di sciacquarsi, forse i ricordi.
Ricordi che fanno bene, che vivono, ma che fanno male.
E allora ti trovi ad abbracciare cose che non conosci.
A respirare odori mai sentiti.
Ad amare persone mai viste.
Mai incontrate.
Mi sveglio dentro fini lenzuola ricamate di oro. Un angelo nudo mi guarda e sorride. In faccia la mattina spezzata a intervalli perfetti dalla persiana chiara. Il soffitto alto su di me sembra volermi far respirare.
Il silenzio.
La cosa che più mi mancava. Girarmi nel letto e sentire il silenzio. Mettere una croce alle voci, ai suoni del clacson, ai cani incazzati e ai carrelli della spesa.
Il silenzio nel cielo, immancabilmente grigio di Berlino.
Un grigio soffice, non pesante, è un grigio soffice, quasi piacevole. Si.
E allora mi chiudo nel maglione largo, mi infilo la cuffia, stringo il biglietto nella mano tremante ( perché seppur sia soffice, il gelo si sente, e ti entra nelle ossa ).
Walther Schreiber Platz e visi nuovi che non ti guardano, non ti giudicano, non ti salutano.
Aspetto. Salgo.
Il cielo di Berlino è alto e intenso, vuole tenere tutti i sogni, le speranze, li tiene tutti li, tra le nuvole.
[ Ad Alexander Platz rido,
A Potsdamer Platz guardo in su,
A Charlottenburg bevo birra,
A Checkpoint Charlie mi commuovo ]
Ogni luogo inizia ad avere la sua piccola storia, il suo ricordo, la sua lacrima e il suo sorriso.
Ho ritrovato la grandezza nella città in ginocchio, ho trovato un po’me stessa nella città che vuole ritrovarsi, rileggo il mio dolore nelle mattonelle dorate e rivivo la mia fortuna nei palazzi alti.
Qui a Berlino,
boccali alti e testa bassa
( con orgoglio, ma ricordando ).
Prost!
La felicità ha sette lettere e il colore grigio

..vuole tenere tutti i sogni..
( la storia )
L’ansia sale.
Tra pochi giorni metterò la mia vita in standby. Tasto giallo. Clic.
Gelerò tutto. Vorrei e invece no.
Metterò tutto in una valigia,
-tranne l’indispensabile-
e spererò,
che sarà tutto migliore almeno per un po’,
che sarà tutto soffocato da quella
grandezza.
Dalla GRANDEZZA
( la speranza )
Sarò quel numero, sarò quel volto anonimo, quella tela ancora da pitturare o da impiastricciare. Mi toglierò l’identità per un po’. Un sospiro.
Sarà una pausa dalla mia storia, mi ci vuole, infondo me lo merito.
Avrò finalmente il libro e il caffè e le miriadi di facce sconosciute che mi passano davanti.
( eppure )
Traballo.
Divoro tutto, cibo, sensazioni, ricordi, incontri, li tengo lì, vicino al cuore, forte. In quell’angolo. Li porterò con me senza metal detector, senza nulla.
( che sarà? )
E senti il tempo scorrerti addosso, senti la differenza di quel che è per te e quel che è per gli altri. Monotonia per loro, un tuffo nel vuoto per te. L’ansia a te la noia a loro. Respiro a fatica e non dormo se non sedata da litri di alcool o orari indefiniti. Mi sembra di impazzire, cerco cartoline di Berlino e cerco passaggi storici, li cerco, cerco il senso del mio viaggio, della mia meta, cerco la bellezza nell’arrivo. Cerco il cartello con il mio nome e dietro un bel sorriso. Cerco la mia stanza accogliente, cerco la neve fuori, cerco pezzi di muro, l’odore del passato, l’odore della rivoluzione, cerco lei, cerco lui, cerco il passaggio, l’avventatezza, l’enormità, cerco birre immense e seni ancora più grandi sulle quali appoggiare, cerco la vita, la cerco lì, la voglio ( ri )trovare lì.
( la terapia )
Buttati lì, chiudi gli occhi, inspira Berlino, espira Lugano.
Troverai la meraviglia.
Espira Lugano.
Espira noi.
Troverai la novità.
Inspira Berlino.
Inspira loro.
( vorrei.. vorrei.. )
Traballo, faccio incubi confusi, di passaggio e di troppa realtà. Vorrei solo trovare la nuova spinta alla fuga. Quella disperazione ordinaria che ti spinge a lasciare tutto dietro. Ora la vorrei. Tra le dita, vorrei illudermi almeno d’averla. Vorrei sentire di non sentire tutto diverso, tutto migliore, vorrei non sentirmi così sicura della mia vita, delle mie scelte, vorrei avere il motivo per ritrovarmi. Vorrei..
Divora, inspira, espira, pensa, sogna, spera, lascia, lasciati, scivola, viaggia, vivi.
( 6x6 )
sei per sei.
Partenza il 6 gennaio, via per 6 mesi.
Volerò via come la befana, nella valigia calze rotte.
Speriamo che Berlino non mi porti il carbone.
( la formula )
Merda, speriamo Berlino non mi porti il carbone.
oggi

domani

mi manca un po'il respiro. l'apatia ammazza pi
ù della perdita di speranza.» che ti sei fumata??
vorrei fumarmi il mondo in una boccata sola, buttarlo a terra e schiacciarlo con la suola della scarpa, poi sentirmi in colpa per avere inquinato e dirmi che ormai non importa, ora che il mondo inquinato me lo sono fumato in una boccata sola.
credo siano reminescenze dell'Ikea più che una stona qualunque. l'Ikea ammazza più dell'apatia.
» è vero. ora quadra tutto.
La notte di Milano mi piangeva addosso gocce nere.
Chiusa in una giacca ormai già zuppa e pesante trascinavo i piedi, scelte sbagliate e telefonate interrotte.
La mano attaccata alla borsa, la testa china e gli occhi appiccicati di mascara, il desiderio opprimente di essere ovunque tranne lì, il desiderio di lasciarsi sciacquare in un tombino, tra i mozziconi di sigaretta e la merda scalpitante.
Marciapiedi, luci e parole dimesse, staccate da una bocca sconosciuta. Il vendersi per paura e solitudine e disperazione.
La notte di Milano buttava discorsi lontani che facevano fatica ad arrivare ad una testa china.
Il riparo nell’imitazione di un vecchio Irish pub.
Davanti, l’oceano di un canale delle fogne a cielo aperto. La signora che accoglie calorosa quel corpo striminzito chiuso in una giaccia ormai zuppa.
Davanti, una candela che non scalda, che si beffa di me danzando allegra.
Davanti una birra che sciacqua, che getta, ma che non lascia scomparire. E poi un figuro gobbo dai lunghi capelli canuti e scompigliati che conquista il palco basso. Una sedia in mezzo, una sola sedia gli fa da sfondo e da scenario. Lui, la gobba, la sedia e la chitarra.
Anche lui con la testa bassa prende a suonare e cantare melodie malinconiche al movimento ritmico della sua mano che tocca le corde e feriscono le corde mie ad ogni colpo, ad ogni mi, ad ogni bemolle.
Attaccata con le unghie a quel legno ho paura che se dovessi alzarmi finirei per svenire, o morire. Sento l’ansia, la notte di Milano e i bemolle che iniziano a schiacciarmi, la birra che strangola e ho paura di morire. Mi sento lontana, mi sento goccia nera. Ho paura, credo di tremare.
Dondolo fuori accompagnata dallo sguardo sbieco del canuto artista e dal seno morbido della locanderia. Saluto la mia candela beffarda e mi richiudo nella giacchetta, busso al primo albergo, grido la mia disperazione contro un muro grigio, contro facce incazzate e stufe della disperazione sotto il cielo nero di Milano.
Aspetto schiacciata contro quel muro grigio, sento il frusciare veloce delle macchine intorno a me, il guaire dei cani nella notte e delle risate alcoliche e strascicate.
Il suono della porta che si apre è l’unico suono davvero melodioso, un “tac”che ha un che di romantico, è la serenata della mia sconfitta.
Troppe scale bianche, maledettamente a chiocciola che non portano affatto ad un paradiso e di certo non è San Pietro quello che mi accoglie. È un uomo basso basso, senza capelli ma con folte sopracciglia, il muso imbronciato e le mani forti di chi non ha conservato la fatica e insieme a questa neanche i sogni. Mi sbatte in faccia il prezzo e l’unica camera. Lascio la mia borsa e la mia dignità sul bancone di un albergo.
Una camera ottagonale che non scalda, non accoglie e non ripara. Una stazione di metropolitana più cara e più alta. Dormo infilata nelle lenzuola bianche e guardo il soffitto bianco. Lo sento cadere. Sento cadere tutto. Cado in un sonno profondo. Cado in un sonno ansiolitico che vuole diventare una morte, che vuole cancellare una maledetta notte sotto il cielo nero di Milano.

hai mai raccontato la solitudine?
Non voglio sapere di te. Non voglio sapere da dove arrivi e perché sei giunto fino a me. Non mi interessa che cosa ti abbia reso cosi. Non mi interessa. Non mi interessa perché parli così. Non mi interessano le tue idee politiche. Non mi interessa se preferisci i cani o i gatti. Non mi interessa se bevi birra o vino. Non mi interessa. Non mi interessa chi potevi essere, e chi non sarai mai. Non mi interessa sapere che cosa hai sacrificato per stare con me adesso. Non mi interessa. Non mi interessa che cosa sei solito dire ad un donna. Non mi interessa sapere che cosa sei solito a dire a chiunque. Non mi interessa ciò che pensi in silenzio. Non mi interessa ciò che nasconderai per sempre. Non mi interessa.
Quello che mi importa ora è ciò che sei adesso. Ciò che sei con me. E che sei con me. E devi essere qui.
Il resto non importa. Non importa nulla. Sono una donna, senza passato e senza futuro e tu sei un uomo. Un uomo qualunque. Che io voglio con me, ora.
E noi due, due manichini bianchi, vivremo ciò che in arte, da tempo, si definisce amore.

<3


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