venerdì, aprile 25, 2008 ; 16:41

Si è parte realmente di un luogo

quando si ha la magica necessità

di estraniarsene.

 

 

 



EnalayaDeNoir ; commenti (4)
lunedì, marzo 24, 2008 ; 16:18

Mi ritrovo in una nuova stanza. Le mura sono strette e oscurate e coperte da scritte disegni e graffiti. Ma non colorati. Tutti inconfondibilmente neri da apparire una serie di ombre scalcianti. Ho dormito troppo oppure sto andando in torpore. La saliva è una pasta che fa fatica ad emergere e quando la spingo in superficie si incrosta ai denti come un mostro. Giro su me stessa lentamente alzando le braccia. Le dita sembrano toccare le mura e la musica. Vedo la scia color pelle che lasciano e le unghie che toccano le corde di un pentagramma. Galleggio.
Mi spingo a camminare per capire dove sono, dove sono finiti gli altri. Ho paura che siano stati risucchiati nel vortice fluo che c’era al centro della stanza precedente. Ho voglia di vomitare ma il pastone che ho in bocca crea una barriera invalicabile. Quando cammino fluttuo, i miei piedi sono spariti e le mie gambe sono più corte di come le ricordavo. Mi avvicino al bancone rotondo con gli occhi fuori dalle orbite e le persone vicine a me si scostano come tende al vento. Una donna vestita tutta di rosso con gli occhi bianchi mi guarda e ride. Tira fuori la lingua in atteggiamenti erotici provocandomi un’erezione clitoridea che mi spinge a chiudermi ancora più in me stessa. Quando rialzo la testa lei è sparita lasciando dietro di sé un odore di putrefazione quasi dolciatro.
Mi accascio sul bancone e allungo il braccio cercando dell’acqua. La trovo nel vaso di vetro che ospita un’edera rampicante che va a finire sul soffitto basso. Me la riverso in gola ed è gelida, poi calda nello stomaco. Penso sia veleno. Affranta al pensiero di morire senza prima aver scritto quella lettera e senza aver organizzato io stessa la mia morte barcollo alla ricerca di un cantuccio solitario dove spirare come una cagna. Il corridoio è bianco e largo. Potrebbe non sembrare un corridoio, ha le mattonelle, mattonelle ovunque. Vedo un viso davanti a me ed è una mattonella anche quella. Lo lascio passare e continuo a fluttuare. La prima stanza non ha porte, solo piccoli vermi a testa in giù che formano un divisorio. Ho sempre odiato i vermi. Procedo e la seconda stanza ha una porta d’ebano. Provo ad aprirla ma sembra chiusa. Poggio le mani al legno nero e cerco di spingerlo fino a vedere un campanello e la scritta “suonare”. Schiaccio il pulsante morbido. È una mashmellow rosa, sento al tatto quel sapore dolce e chimico. Un tac e la porta si apre come una galera. Il pavimento è di cristallo puro spaccato qua e là. Posso vedermi rispecchiata e ho la testa fine e pallida. Sento il calore risalire dallo stomaco, diventa freddo, s’annida sulla lingua. Vomito una sostanza appiccicaticcia blu elettrico che mi si attacca ai vestiti. È il veleno. D’improvviso un’ombra. La guardo. Riconosco Lui dall’altra parte del muro, gioca con una palla verde acido e si accarezza i capelli neri con le dita in un eden magnifico. Corro per raggiungerlo ma sbatto la fronte contro una parete. Ci sono delle fotografie appese. Animali uomini e oggetti seviziati. Non sono disgustata, guardo il tutto con una meraviglia riservata ai bambini. Sento tutta questa magnificenza colonizzarmi l’anima e tutto questo mi toglie le forze. Mi butto sulla poltrona a fiori e chiudo gli occhi. Sento ancora quell’odore di putrefazione. Vorrei non fosse mia e riapro gli occhi. La donna con il vestito rosso è seduta a gambe divaricate su di me, ha il vestito sollevato e ridendo mi sta fottendo. Le tocco un seno ma questo si sgonfia come un palloncino, marcisce al mio tocco. Lei ride e mi scopa ancora. Da una cinghia estrae una siringa e me la infila dritta nella carotide. Ho un orgasmo violento mentre lei mi pugnala anche il cuore.
Il liquido blu è diventato viola e mi cade sul mento, lento. Lento come la morte che mi sta raggiungendo. Quando giunge sto guardando il soffitto. Ci sono nuvole luce e angeli bellissimi.
È ora di tornare.
an
go
scia


EnalayaDeNoir ; commenti (11)
martedì, marzo 04, 2008 ; 08:42

PER L.
Wish you were here.
 
Vorrei tanto che fossi dove e come ti vorrei.
 
Per questo mi punisco.
Per questo amore laido e pretenzioso che provo per te.
Eppure farei follie, per essere chi vuoi che io sia.
Mi taglierei capelli, chili, anima e mente per te.
 
Wish you were here.
 
E non arrabbiarti con il destino per questa mia fuga coatta.
Ma non minacciarmi di divertirmi senza il tuo pensiero.
Non è possibile e non mi credi mai.
Sei la mia testolina dubbiosa, per questo che ti voglio.
 
Wish you were here.
 
Ti lascio vivere come vuoi senza di me, ti tolgo catene e moralità.
Puoi essere libera di viverti il presente, sputare un po’in faccia al futuro lontano.
Ti proteggerò da qui, ascolterò le tue canzoni e mimerò i tuoi gesti raffinandoli.
Voglio amarti così, a distanza di chilometri, a distanza di cuore e di vita.
 
Ti stringo forte a me, ti bacio tante volte, più di tre
Sei bella
Bella
Bella
Più di me
Sei bella.
 
 

”Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore,
dalle ossessioni delle tue manie.”
(…)
Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza.
Percorreremo assieme le vie che portano all'essenza.
I profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi,
la bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi.
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto.
(…)
TI salverò da ogni malinconia,
perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te...
io sì, che avrò cura di te.”
 
 
Io avrò cura di te, se lo vorrai.
p
r
i
m
a
v
e
r
a


EnalayaDeNoir ; commenti (2)
martedì, febbraio 12, 2008 ; 02:42

Non so bene che cosa capiti.

Per quale gioco d’insicurezza si srotoli quel filo, spesso dimenticato, e ci si allacci un po’a tutto.

E si cerca di sciacquarsi, forse i ricordi.

Ricordi che fanno bene, che vivono, ma che fanno male.

 

E allora ti trovi ad abbracciare cose che non conosci.

A respirare odori mai sentiti.

Ad amare persone mai viste.

Mai incontrate.

 

Mi sveglio dentro fini lenzuola ricamate di oro. Un angelo nudo mi guarda e sorride. In faccia la mattina spezzata a intervalli perfetti dalla persiana chiara. Il soffitto alto su di me sembra volermi far respirare.

Il silenzio.

La cosa che più mi mancava. Girarmi nel letto e sentire il silenzio. Mettere una croce alle voci, ai suoni del clacson, ai cani incazzati e ai carrelli della spesa.

Il silenzio nel cielo, immancabilmente grigio di Berlino.

 

Un grigio soffice, non pesante, è un grigio soffice, quasi piacevole. Si.

 

E allora mi chiudo nel maglione largo, mi infilo la cuffia, stringo il biglietto nella mano tremante ( perché seppur sia soffice, il gelo si sente, e ti entra nelle ossa ).

Walther Schreiber Platz e visi nuovi che non ti guardano, non ti giudicano, non ti salutano.

Aspetto. Salgo.

 

Il cielo di Berlino è alto e intenso, vuole tenere tutti i sogni, le speranze, li tiene tutti li, tra le nuvole.

 

[ Ad Alexander Platz rido,

A Potsdamer Platz guardo in su,

A Charlottenburg bevo birra,

A Checkpoint Charlie mi commuovo ]

 

Ogni luogo inizia ad avere la sua piccola storia, il suo ricordo, la sua lacrima e il suo sorriso.

 

Ho ritrovato la grandezza nella città in ginocchio, ho trovato un po’me stessa nella città che vuole ritrovarsi, rileggo il mio dolore nelle mattonelle dorate e rivivo la mia fortuna nei palazzi alti.

 

Qui a Berlino,

boccali alti e testa bassa

( con orgoglio, ma ricordando ).

 

Prost!

 

 

La felicità ha sette lettere e il colore grigio

su

..vuole tenere tutti i sogni..



EnalayaDeNoir ; commenti (6)
venerdì, dicembre 28, 2007 ; 02:09

( la storia )

L’ansia sale.

Tra pochi giorni metterò la mia vita in standby. Tasto giallo. Clic.

Gelerò tutto. Vorrei e invece no.

Metterò tutto in una valigia,

-tranne l’indispensabile-

e spererò,

che sarà tutto migliore almeno per un po’,

che sarà tutto soffocato da quella

grandezza.

Dalla          GRANDEZZA

 

 

 

( la speranza )

Sarò quel numero, sarò quel volto anonimo, quella tela ancora da pitturare o da impiastricciare. Mi toglierò l’identità per un po’. Un sospiro.

Sarà una pausa dalla mia storia, mi ci vuole, infondo me lo merito.

 

Avrò finalmente il libro e il caffè e le miriadi di facce sconosciute che mi passano davanti.

 

( eppure )

Traballo.

Divoro tutto, cibo, sensazioni, ricordi, incontri, li tengo lì, vicino al cuore, forte. In quell’angolo. Li porterò con me senza metal detector, senza nulla.

 

( che sarà? )

E senti il tempo scorrerti addosso, senti la differenza di quel che è per te e quel che è per gli altri. Monotonia per loro, un tuffo nel vuoto per te. L’ansia a te la noia a loro. Respiro a fatica e non dormo se non sedata da litri di alcool o orari indefiniti. Mi sembra di impazzire, cerco cartoline di Berlino e cerco passaggi storici, li cerco, cerco il senso del mio viaggio, della mia meta, cerco la bellezza nell’arrivo. Cerco il cartello con il mio nome e dietro un bel sorriso. Cerco la mia stanza accogliente, cerco la neve fuori, cerco pezzi di muro, l’odore del passato, l’odore della rivoluzione, cerco lei, cerco lui, cerco il passaggio, l’avventatezza, l’enormità, cerco birre immense e seni ancora più grandi sulle quali appoggiare, cerco la vita, la cerco lì, la voglio ( ri )trovare lì.

 

( la terapia )

Buttati lì, chiudi gli occhi, inspira Berlino, espira Lugano.

Troverai la meraviglia.

Espira Lugano.

Espira noi.

Troverai la novità.

Inspira Berlino.

Inspira loro.

 

( vorrei.. vorrei.. )

Traballo, faccio incubi confusi, di passaggio e di troppa realtà. Vorrei solo trovare la nuova spinta alla fuga. Quella disperazione ordinaria che ti spinge a lasciare tutto dietro. Ora la vorrei. Tra le dita, vorrei illudermi almeno d’averla. Vorrei sentire di non sentire tutto diverso, tutto migliore, vorrei non sentirmi così sicura della mia vita, delle mie scelte, vorrei avere il motivo per ritrovarmi. Vorrei..

 

Divora, inspira, espira, pensa, sogna, spera, lascia, lasciati, scivola, viaggia, vivi.

 

( 6x6 )

sei per sei.

Partenza il 6 gennaio, via per 6 mesi.

Volerò via come la befana, nella valigia calze rotte.

Speriamo che Berlino non mi porti il carbone.

 

( la formula )

Merda, speriamo Berlino non mi porti il carbone.

 oggi

              domani



EnalayaDeNoir ; commenti (10)
lunedì, ottobre 22, 2007 ; 16:53

mi manca un po'il respiro. l'apatia ammazza pi

ù della perdita di speranza.

» che ti sei fumata??

vorrei fumarmi il mondo in una boccata sola, buttarlo a terra e schiacciarlo con la suola della scarpa, poi sentirmi in colpa per avere inquinato e dirmi che ormai non importa, ora che il mondo inquinato me lo sono fumato in una boccata sola.

credo siano reminescenze dell'Ikea più che una stona qualunque. l'Ikea ammazza più dell'apatia.

» è vero. ora quadra tutto.

 



EnalayaDeNoir ; commenti (10)
sabato, ottobre 06, 2007 ; 04:56

La notte di Milano mi piangeva addosso gocce nere.

Chiusa in una giacca ormai già zuppa e pesante trascinavo i piedi, scelte sbagliate e telefonate interrotte.

La mano attaccata alla borsa, la testa china e gli occhi appiccicati di mascara, il desiderio opprimente di essere ovunque tranne lì, il desiderio di lasciarsi sciacquare in un tombino, tra i mozziconi di sigaretta e la merda scalpitante.

Marciapiedi, luci e parole dimesse, staccate da una bocca sconosciuta. Il vendersi per paura e solitudine e disperazione.

La notte di Milano buttava discorsi lontani che facevano fatica ad arrivare ad una testa china.

Il riparo nell’imitazione di un vecchio Irish pub.

Davanti, l’oceano di un canale delle fogne a cielo aperto. La signora che accoglie calorosa quel corpo striminzito chiuso in una giaccia ormai zuppa.

Davanti, una candela che non scalda, che si beffa di me danzando allegra.

Davanti una birra che sciacqua, che getta, ma che non lascia scomparire. E poi un figuro gobbo dai lunghi capelli canuti e scompigliati che conquista il palco basso. Una sedia in mezzo, una sola sedia gli fa da sfondo e da scenario. Lui, la gobba, la sedia e la chitarra.

Anche lui con la testa bassa prende a suonare e cantare melodie malinconiche al movimento ritmico della sua mano che tocca le corde e feriscono le corde mie ad ogni colpo, ad ogni mi, ad ogni bemolle.

Attaccata con le unghie a quel legno ho paura che se dovessi alzarmi finirei per svenire, o morire. Sento l’ansia, la notte di Milano e i bemolle che iniziano a schiacciarmi, la birra che strangola e ho paura di morire. Mi sento lontana, mi sento goccia nera. Ho paura, credo di tremare.

Dondolo fuori accompagnata dallo sguardo sbieco del canuto artista e dal seno morbido della locanderia. Saluto la mia candela beffarda e mi richiudo nella giacchetta, busso al primo albergo, grido la mia disperazione contro un muro grigio, contro facce incazzate e stufe della disperazione sotto il cielo nero di Milano.

Aspetto schiacciata contro quel muro grigio, sento il frusciare veloce delle macchine intorno a me, il guaire dei cani nella notte e delle risate alcoliche e strascicate.

Il suono della porta che si apre è l’unico suono davvero melodioso, un “tac”che ha un che di romantico, è la serenata della mia sconfitta.

Troppe scale bianche, maledettamente a chiocciola che non portano affatto ad un paradiso e di certo non è San Pietro quello che mi accoglie. È un uomo basso basso, senza capelli ma con folte sopracciglia, il muso imbronciato e le mani forti di chi non ha conservato la fatica e insieme a questa neanche i sogni. Mi sbatte in faccia il prezzo e l’unica camera. Lascio la mia borsa e la mia dignità sul bancone di un albergo.

Una camera ottagonale che non scalda, non accoglie e non ripara. Una stazione di metropolitana più cara e più alta. Dormo infilata nelle lenzuola bianche e guardo il soffitto bianco. Lo sento cadere. Sento cadere tutto. Cado in un sonno profondo. Cado in un sonno ansiolitico che vuole diventare una morte, che vuole cancellare una maledetta notte sotto il cielo nero di Milano.

Domani sarà un altro giorno.
 
 

hai mai raccontato la solitudine?



EnalayaDeNoir ; commenti (25)
martedì, agosto 28, 2007 ; 20:16

Non voglio sapere di te. Non voglio sapere da dove arrivi e perché sei giunto fino a me. Non mi interessa che cosa ti abbia reso cosi. Non  mi interessa. Non mi interessa perché parli così. Non mi interessano le tue idee politiche. Non mi interessa se preferisci i cani o i gatti. Non mi interessa se bevi birra o vino. Non mi interessa. Non mi interessa chi potevi essere, e chi non sarai mai. Non mi interessa sapere che cosa hai sacrificato per stare con me adesso. Non mi interessa. Non mi interessa che cosa sei solito dire ad un donna. Non mi interessa sapere che cosa sei solito a dire a chiunque. Non mi interessa ciò che pensi in silenzio. Non mi interessa ciò che nasconderai per sempre. Non mi interessa.

Quello che mi importa ora è ciò che sei adesso. Ciò che sei con me. E che sei con me. E devi essere qui.

Il resto non importa. Non importa nulla. Sono una donna, senza passato e senza futuro e tu sei un uomo. Un uomo qualunque. Che io voglio con me, ora.

 

E noi due, due manichini bianchi, vivremo ciò che in arte, da tempo, si definisce amore.

<3



EnalayaDeNoir ; commenti (24)
sabato, luglio 14, 2007 ; 06:26

Ti siedi su un divano marroncino caffelatte che puzza d’ogni cosa e senti le tue cosce affondare in quella stoffa. Senti che non sono solamente le tue cosce ad affondare nell’olezzo di stoffa di seconda mano. Lui arriva e ti si siede accanto, ti rolla una sigaretta di tabacco perché tu in tutti questi anni di tabagismo sfrenato ti sei fatta coccolare dai più grandi per fartele su. Infili la sigaretta in bocca e risenti esattamente lo stesso gusto di anni e anni fa, e della notte prima, la senti tra le labbra, scivolare inciampando nella gola, poi giù nei polmoni ad attaccarsi a tutti quegli alveoli sofferenti. Senti che anche il gusto è di seconda mano. Ti guardi intorno, noti un libretto di fumetti bagnato in chissà che cosa, dei fogli inzuppati anche loro, un altro posacenere che ospita altre sigarette rollate e fumate tempo prima e poi il telecomando con le briciole fra i tasti, dei libri abbandonati, una busta, un bicchiere vuoto, una lattina di birra da mezzo litro che non sei riuscita a finire la sera prima. Lasci la sigaretta sul posacenere e guardi il fumo salire in spirali e onde, ammiri la sua perfezione, la sua effimera bellezza, la sua leggerezza. E ti chiedi perché lo stronzo sale e scompare e tu affondi il culo nel divano e rimani sempre lì. I tuoi pensieri si fermano solo quando lo vedi alzarsi e andare verso il bagno, lo vedi non chiudere la porta, lo vedi togliersi dei boxer variopinti comprati in un mercato di Taiwan. Lo vedi spazzolarsi i capelli lunghi che gli hai strappato mentre scopavate, lo vedi mentre lo fa con cura, una cura che non usa per quel maledetto divano, per il tavolino, per la biancheria. Per te. Lo senti canticchiare qualcosa e senti che è una canzone che non conosci. Ti chiedi quante cose che non conosci di lui e quante altre lui non conosce di te. Ti rispondi che la differenza è che lui canticchia e si spazzola mentre tu fissi del fumo che sale e affondi in un divano chiedendoti tutto questo. Aspiri e butti fuori. Spegni la sigaretta facendole spazio tra i tanti cadaveri. Ascolti il rumore del treno fracassarti ogni organo. Pensi che non potevi proprio permetterti di dormire vicino a dei binari. Lui torna e ti guarda. Tu affondi. Pensi che la tua vita proprio non poteva essere più squallida. Lui ti fa cenno di alzarti e tu ti alzi a fatica. Sorridi e pensi che quel divano lo rivedrai e ci affonderai le chiappe ancora e magari ancora ti troverai a chiederti perché e poi arrivi alla conclusione che la vita è meravigliosa così, perché l’hai scelta, e continui a sceglierla. Pensi che affondare la vita in una squallida seconda mano abbia un che di meraviglioso. Pensi che sia meraviglioso, e probabilmente hai ragione. Hai ragione.
 
 
 

seconda mano


EnalayaDeNoir ; commenti (16)
giovedì, giugno 14, 2007 ; 23:46

“…Trema un ricordo nel ricolmo secchio,
nel puro cerchio un’immagine ride…”
 
 
Ricordi di dita che sfiorano corde di chitarra, ricordi di scoppiettante rumori di fuoco e profumi di incenso e di sigarette.
Non credo che l’istante portasse con sé la consapevolezza del prestigio e della magia, ma che sia venuto lui, a braccetto con il tempo, a bussare alle nostre finestre.
I fili d’erba a solleticare palmi di piedi nudi, sporchi di terriccio sano e di lombrichi e sassi, i graffi dei rami di ciliegio in fiore e ancora il cielo lacrimante e azzurro come un secondo mare più pulito.
Era semplicemente la seconda occasione di un eden, senza alberi né di vita né di conoscenza, ma di alberi vibranti e danzanti nel vento, la speranza di una vita nuova e fresca, ma senza illusioni né sogni d’infanzia. Non durava né rintocchi né ere ma solo lune e mestruazioni e capelli e altro, altro ancora.
 
C’era l’amore, ma noi non lo sapevamo.
Eravamo lontani e volevamo scappare.
Era la vita, ma non l’abbiamo vissuta.
 
Chiamatelo peccato, o chiamiamoci per nome.


EnalayaDeNoir ; commenti (10)


   About me.
Sono Enalaya. Sono le lacrime scarlatte di una bambola. Il ripiano reclino. La linea divisoria. Sono un diario ritrovato. Sono l'infanzia perduta. Sono la mela marcia e l'innocenza. Sono il contrasto. Sono il rosso e il giallo.
   Love.
me. il sesso. i complimenti. il teatro. la pioggia sulla lingua. l'erba tagliata. le sigarette. l'alcool. le mie scarpe di vernice rossa col tacco a spillo. gli uomini. le donne. il poker. i cappelli. l'amore. i libri. le biblioteche quando fuori è brutto. il sole in montagna. i temporali al mare. la neve. la mia salvia. gli abbracci. allacciarmi gli anfibi.
   Hate.
me. le sigarette che cadono nel posacenere. qualunque cosa diverso dalla cenere che sia nel posacenere. chi non guarda negli occhi brindando. la fisica. la guerra. i dibattiti calcistici. i parrucchini. le canottiere di cotone appena lavate. i treni che passano veloci. la metro. fare il bagno nel mare. le mie ginocchia. i postumi dell'alcool. il mal di gola. avere freddo. avere caldo.
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«Perché è così che ti frega,la vita. Ti piglia quando hai ancora l'anima addormentata e ti semina dentro un'immagine, o un odore, o un suono che poi non te lo togli più. E quella là era la felicità . »
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Words by: Piccola stella senza cielo, Ligabue.
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